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di Laura Giuntoli
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One mine One life: un reportage sulle mine antiuomo per aiutare la Cambogia

Nel mondo ci sono circa 100 milioni di mine antiuomo nascoste sottoterra in 62 Paesi diversi. E il posto in cui ce ne sono di più è la Cambogia: dai 4 ai 6 milioni di ordigni di plastica, un materiale che complica le operazioni di disinnesco e impedisce la restituzione dei territori alle attività più basilari. Una persona su 236 in Cambogia è stata mutilata da una mina, e il costo di una protesi si aggira intorno ai 3.000 dollari Usa, troppo per le poverissime tasche del paese che non riesce a far fronte all'emergenza dei feriti. In questo inferno di povertà e guerra sono nate alcune organizzazioni eroiche, fatte di persone che ogni giorno provano a cambiare le cose, e ci riescono. Sono le protagoniste di One mine One life, il reportage realizzato dal fotografo Graziano Perotti per la rivista Travel Globe, un viaggio attraverso un paese mutilato che non si arrende. 

Particolare di un murales fatto da bambini con una vittima delle mine

Come non si è arreso Aki Ra, che rimasto orfano in tenera età in un paese della Cambogia settentrionale, è stato costretto ad imbracciare un kalashnikov ed a diventatare un combattente dei Khmer rossi di Pol Pot. A otto anni, quando il Vietnam ha invaso la Cambogia, era già un soldato con un talento innato per le armi, per le mine soprattutto. Poi la svolta, nel 1993, quando l’Onu invia in Cambogia un’imponente missione e i caschi blu che vigilano sulle prime elezioni libere del paese. Così l’ex guerrigliero entra nel giro della cooperazione, diventa uno sminatore e dà vita ad un museo che testimonia le atrocità della guerra cambogiana: Cambodia Landmines Museum. È osteggiato dalle autorità che lo minacciano e lo torturano perché rovina l’immagine turistica della Cambogia, ma Aki Ra continua la sua missione disinnescando migliaia di mine, tanto che nel 2010 è tra i 10 più grandi eroi al mondo secondo la CNN.

Non si è arreso Muy Seul Bel, che dopo essere saltato su una mina ha perso una gamba e ha continuato a lottare per se stesso e per quelli come lui: ha fondato Kilt ong, un'associazione che aiuta le vittime delle mine antiuomo e della poliomelite a trovare un lavoro e a rendersi indipendenti. E poi c'è Emergency, la ong di Gino Strada che nel 1998 ha aperto il Centro Chirurgico “Ilaria Alpi” a Battambang, nella Cambogia del nord, per offrire assistenza chirurgica alle vittime della guerra e delle mine antiuomo. Nel 2012 il Centro, che nel frattempo è cresciuto e si occupa anche di emergenze chirurgiche e traumatologiche, è passato al ministero di Sanità Cambogiano, che ha coinvolto anche Handa Foundation, associazione che costruisce ospedali e scuole nel sud-est asiatico. Adesso l'ospedale, ribattezzato si prende cura ogni anno gratuitamente di migliaia di vittime di scoppi di mine e di incidenti stradali.

Per aiutare queste associazioni è possibile acquistare il portfolio di 4 immagini del reportage One mine One life (realizzato da Fotolito Galli & Thierry di Milano con una donazione di almeno 15 € spese di spedizione incluse. Il ricavato sarà interamente devoluto alle organizzazioni citate nel magazine www.travelglobe.it

Per saperne di più

Per acquistare una copia del reportage info su Travel Globe.

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Cambogia
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Graziano Perotti

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