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Provaci ancora Brancusi

di L'Alligatore

Intervista a Pietro Quadrino, attore e scrittore

Pietro Quadrino

Provaci ancora Brancusi

LFA Publisher

Provaci ancora Brancusi è il romanzo di un giovane autore alla prima prova letteraria, Pietro Quadrino, nel qaule si respira a pieni polmoni la vita di un giovane attore, Silvano Brancusi, in giro per il mondo. Racconta il suo folle amore per Maria Lek, bella e giovane attrice brasiliana entrata nella stessa compagnia teatrale dove lavora Silvano. A tratti sembra di sentire il John Fante del capolavoro Chiedi alla polvere, ma non è una banale scopiazzatura: Quadrino è veramente un giovane attore e molte delle cose narrate nel romanzo fanno parte del suo bagaglio d’esperienze.
Pietro Quadrino ha girato l’Europa recitando in “Mount Olympus”, spettacolo evento sulla tragedia greca della durata di 24 ore. Esatto, 24. Il dietro le quinte dello spettacolo è lo scenario principale del libro, tra liti, rivalità, scene di sesso sul palco e fuori. Sembra di leggere unansceneggiatura che avrebbe fatto la felicità di Billy Wilder o di Blake Edwards. E allo stesso tempo anche, per fare un esempio diverso e più recente, del Darron Aronofsky de “Il cigno nero”. Ma rimaniamo al libro.

Pietro, come è nato Provaci ancora Brancusi?
È nato in una stanza di dodici metri quadri, con un tavolo, un letto, una grande finestra e le pareti arancioni. È nato senza che il suo autore se ne rendesse conto. Quando mi accorsi di avere qualcosa per le mani, avevo già scritto una buona metà del libro. All'inizio, scrivevo per me, per sfogarmi, per divertirmi, per evadere dalla realtà. Era un periodo della vita intenso, si correva, si dormiva poco, attraverso momenti di entusiasmo e altri di grande amarezza.

Perché questo titolo? Viene in mente subito John Fante... e anche leggendolo.
Vi dirò, perché non è un segreto e non me ne vergogno, che in quello stesso periodo di cui vi parlavo, ho scoperto John Fante. Provaci ancora Brancusi è cosparso di piccole citazioni di quello che per me è stato un mito. Glielo devo, in un certo senso. La lettura di Fante mi ha dato il desiderio ardente di scrivere per la prima volta quello che vivevo. Ammiro la sua scrittura, asciutta, dritta al sodo, così come quella di molti altri scrittori americani.
Forse la mia, all'inizio, non è stata altro che emulazione. Eppure, l'universo Fante era esattamente il mio universo. Non ho dovuto fare nessuna fatica a inventare il mio personaggio Silvano Brancusi e le sue avventure. Era tutto là.
Il titolo? Ho provato a trovarne altri, meno altisonanti nell'immaginario collettivo (ce ne sono parecchi simili tra libri, film e serie televisive). Ma alla fine, questo era il vero titolo, l'unico che convenisse al libro. Perché esprime esattamente la filosofia di vita del protagonista. Ci prova, fallisce, ci prova ancora.

Oltre a Fante, ci sono altri autori che senti vicini a te? Che ti hanno ispirato, che ti spingono a scrivere?
Certamente. Anzi, non solo mi spingono a scrivere, ma noto come alcuni  autori influenzino rapidamente la mia scrittura. È come se fossi una spugna. Come se fossi un bambino appena arrivato nel mondo, che sente parlare gli adulti, ognuno con i loro modi di dire e di fare, ognuno con il loro dialetto, e poi inizia, vuoi non vuoi, a parlare come loro. O almeno ci prova. E provandoci, in fondo, s'inventa il suo proprio modo di scrivere.
Leggo di tutto e non potrei citare tutti quelli che considero maestri. Dirò questo: l'audacia di Céline e tutto il resto di Bukowsky, non smettono mai di stupirmi.  

Buona parte del romanzo è ambientato ad Anversa. Da dove è nata l’idea di ambientarlo in questa città?
I fatti raccontati sono effettivamente accaduti ad Anversa. D'altronde, come dice Brancusi stesso: “Viene facile immaginare storie e personaggi nei bassifondi di Londra, nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, nella Pigalle di Parigi; tanto sono stati descritti e raccontati da diventare dei luoghi comuni. Ma il quartiere della stazione centrale di Anversa, la Chinatown poco distante sovrastata da un’enorme costruzione a forma di tempio cinese, la zona dei bar portoghesi e il vecchio quartiere delle prostitute in vetrina, erano luoghi di cui non avevo mai sentito parlare, luoghi dimenticati dalla letteratura, dai film.”
C'è sempre qualcosa di più affascinante e misterioso, nei luoghi che non conosciamo.  

Il teatro, l’ambientazione internazionale, lettere lasciate in originale… Sembra ci sia molto di autobiografico. È così? Quanto c’è?
Già, c'è molto di autobiografico. Quanto, nemmeno io posso dirlo. Perché in fondo, le cose assumono forme e dimensioni diverse a seconda di come le racconti. E i racconti degli stessi eventi possono essere così diversi, a seconda di come li hai vissuti. In teatro, un attore dovrebbe fare un ponte tra realtà e finzione. Ciò che vedi è finto eppure è vero. Quando scrivo, faccio lo stesso. Di certo, posso dire che se l'ho scritto io, difficilmente sarà qualcosa di completamente inventato.

A proposito di lettere: a un certo punto, la corrispondenza del protagonista con un suo amore, viene lasciata in inglese e c’è una postilla con un numero di telefono per avere la traduzione. Perché? Rispondi tu? Dai la traduzione a voce?
Perché godo nel rompere le convenzioni, godo nel rompere la quarta parete quando sono a teatro e così volevo fare lo stesso scrivendo, volevo riportare il lettore alla realtà.
Quando leggi un libro, tu sei il lettore, lui è lo scrittore e tra di voi c'è un muro, come appunto la quarta parete tra il pubblico e gli attori in teatro. È una convenzione prestabilita e non ti aspetti che a un certo punto lo scrittore, quello che sta dall'altra parte, attraversi questa barriera per venire a parlarti “davvero”. Quello che mi interessa è proprio questo: giocare tra realtà e finzione. Lasciando le lettere nella loro versione “originale”, cammino su questa linea sottile.
E per il numero di telefono... amici miei, che dirvi, provate a chiamare e vedrete!  Ora, avete una buona scusa in più per leggervi il mio libro!

Progetti futuri? Teatrali e letterari?
Come disse Si Esrii ad Sear : “Progetti? Bah... Nessuno. Sogni!”
Si Esrii Ad Sear è un poeta marocchino, ed è il compagno d'avventure e sventure di Silvano Brancusi nel prossimo romanzo su cui sto lavorando.
Per ora posso dirvi questo. Se tutto va bene, prima della fine dell'anno sarà pronto.

romanzo
teatro

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