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Avengers: Infinity War

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Il nuovo film Marvel è gigantesco

Antony & Joe Russo

Avengers: Infinity War

Walt Disney Company

Non c'è altro da fare quando hai in mano un grande successo a Hollywood, se non provare a spingere sempre di più l'acceleratore, provare ad andare oltre.

Ora, qualcuno dirà che è un'idea malsana, che bisogna provare i pregi della decrescita felice, ma andate a dire una cosa del genere ai grandi produttori del cinema americano, andate a dirlo agli amministratori delegati delle grandi aziende dell'entertainment statunitense, e quelli come minimo vi sputano in un occhio.

Hollywood è condannata a fare le cose sempre più in grande, e la Marvel è il tipico esempio di questa condanna. Perché in questo momento ha in mano la più grande macchina da soldi della storia del cinema americano. Infatti la classifica delle saghe più redditizie della storia recita: quinto posto, James Bond, 24 film e 5 miliardi di dollari; quarto posto, Il signore degli anelli con annessi e connessi, sei film e quasi altrettanti miliardi; terzo posto, Harry Potter, otto film e quasi 8 miliardi; secondo posto, Star Wars, dieci film e più di 9 miliardi. Ma il Marvel Cinematic Universe stacca tutti questi record, perché in 19 film (il ventesimo è in arrivo) ha incassato 15 miliardi di dollari, che è una cifra enorme da qualsiasi parte la si guardi. Il bilancio annuale di un piccolo stato. Non ci compri Facebook, ma forse Twitter sì.

Ecco perché la Marvel ha vinto tutto, e perché vuole continuare a capitalizzare su questa gallina dalle uova d'oro.

Per accelerare ulteriormente il suo universo cinematografico cerca di avvicinarsi a quello che è stato il suo universo a fumetti: un mondo fantastico coerente e coeso dove i supereroi se ne andavano in giro per i quattro angoli del mondo e anche della galassia, arrivando a inventare storie davvero di portata cosmica. Succedeva ai Fantastici Quattro, agli X-Men, agli Avengers, a tanti altri eroi, di andare in giro a far scoppiare pianeti, a salvare intere civiltà, a combattere dentro buchi neri e in altre dimensioni. Ecco, questa parte così affascinante - anche perché è sempre stata quella un po' più psichdedelica dell'universo Marvel - mancava un po' nel cinema. Ma adesso che c'è in giro Infinity War non manca più.

Ci sono tanti motivi per cui Infinity War fa felice gli spettatori di tutte le età, ma in particolar modo i vecchi nerd, che ritrovano la portata epica estrema di quello che leggevano nei fumetti. Questo i registi Antony e Joe Russo sono riusciti a fare con questo film. A partire dal cattivo.

Ci eravamo lamentati spesso della mancanza di cattivi davvero minacciosi nel Marvel Cinematic Universe (il peggiore era senza dubbio quello di Thor Ragnarok, che tra l'altro sembrava disegnato con la grafica della playstation 3, neanche la 4). Il cattivo di questo film, Thanos, invece ha esattamente la grandezza che serve.

E poi ha una motivazione meravigliosa: lui è preoccupato per la sovrappopolazione. Tanti pianeti, come la Terra, sono sovrappopolati e i loro abitanti non sanno usare nel modo corretto le risorse che hanno a disposizione e quindi stanno prosciugando i loro mondi, senza saperlo stanno condannando a morte l'intera loro razza. Quale pensa sia la soluzione, il nostro Thanos? Forse fare una grande campagna di comunicazione favorendo l'uso di contraccettivi in tutta la galassia? No, assolutamente. La sua idea è quella che basta sterminare esattamente la metà della popolazione dell'universo, così da riequilibrare la situazione.
Bella idea, eh. Forse appena lievemente nazista. Sicuramente, davvero cattiva.

Per mettere in piedi il suo piano di genocidio spaziale, Thanos deve assicurarsi l'arma più spaziale che ci sia, cioè queste gemme che, tutte insieme, lo rendono praticamente un dio. Ma non un dio come Thor che deve andare a menare la gente col martello per ottenere qualcosa: uno serio, uno che crea la realtà schioccando le dita.

Lo scrittore che ha inventato il personaggio di Thanos, un grande sceneggiatore della Marvel che si chiamava Jim Starlin, artefice di personaggi come Capitan Marvel e Adam Warlock, racconta spesso che quando ha inventato Thanos si è ispirato alla sua educazione cattolica. Lui ha frequentato una scuola religiosa, e quindi sei giorni su sette aveva a che fare con questo. Inoltre le sue storie sono state sempre molto drammatiche perché lui era un veterano del vietnam, e anche se faceva il fotografo militare, non era uno che imbracciava il fucile, ha visto da vicino il dramma della guerra. Se avete visto o vedrete il film, ritroverete tutto quanto, grazie al grande cattivo.

Però, a parte il grande cattivo, Avengers: Infinity War è grande in tutti i sensi. Per il numero di personaggi che vengono gestiti dai fratelli Russo, per il numero di ambientazioni, che sono quasi tutte spaziali e quasi tutte fantastiche. Per il tentativo, che davvero è una scommessa difficile da portare a termine, di mettere insieme tutti i diversi universi che sono stati squadernati davanti agli occhi dello spettatore nei film precedenti. Per cui c'è la parte spaziale dei guardiani della galassia, quella fantasy pazza di Thor, quella magica del Dr.Strange, quella più urbana dell'Uomo Ragno, quella africana di Black Panther. E certo, è un film dove non mancano errori, forzature, cose che non funzionano. Però sono pochissime rispetto agli errori che si sarebbero potuti fare.

Questo è un film che dura quasi tre ore e che quando finisce ti sorprende, perché il finale arriva mentre tu stai pensando che ti mancano ancora almeno una mezz'ora, tre quarti d'ora di film. Viene poi fuori che manca proprio un altro film, un altro avengers che uscirà nel 2019 e che concluderà diciamo la vicenda che si è aperta in questo Infinity War, certo. Ma il punto è che le tre ore sono volate, non te ne sei accorto. Ed è un caso pressochè unico tra i megakolossal hollywoodiani di questi tempi.

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