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Contromano

di Alessia Gemma
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Antonio Albanese ha fatto un film dove si parla di cose molto serie: la solitudine, l’integrazione

Antonio Albanese

Contromano

Fandango

La solitudine di un onesto commerciante milanese che non riesce a tollerare i tempi che cambiano e si sente “invaso” dagli immigrati e poi la solitudine parallela di un venditore di calzini, un africano a Milano. La mancata integrazione di entrambi in una realtà che tende a contrapporre “noi” e “loro” in modo troppo rigido e inutile.

Gli sceneggiatori sono potenti: Andrea Salerno (direttore di La 7 allora sceneggiatore Fandango), Stefano Bises (lo sceneggiatore di Gomorra) e Makkox, quello dei fumetti. Il punto di vista iniziale è infatti rivoluzionario, nel senso che sovverte l’ottica politicamente corretta  e il buonismo. Dalle prime scene empatizzi con un cittadino qualunque, un borghese piccolo piccolo, che viene ossessionato ad ogni angolo della città da richieste di denaro di venditori ambulanti. Non simpatizzi ma lo capisci! Un crescendo di insofferenza che fa essere indulgenti con un italiano qualunque, uno di quelli chiusi in loro stessi, soli e per questo induriti e incattiviti. E soprattutto un venditore ambulante rompicoglioni! Nel film non ci sono i giusti, non ci sono gli sbagliati. Ci sono persone, di nazionalità diverse, immerse fino al collo nella stessa realtà. Qualcuno se lo ricorda Concorrenza sleale di Ettore Scola? Un po’ così ma con i problemi di adesso.

La storia è quella di un milanese brava persona, preciso, abitudinario, che esasperato dal cambiamento e dall’invadenza dei venditori ambulanti in genere e di un venditore di calzini senegalese poi in particolare, decide di aiutarlo a casa sua: lo rapisce per riportarlo in Senegal con la sua auto, dovendo però anche caricare la sorella della sua vittima… 

Se ognuno riportasse un migrante a casa sua il problema sarebbe risolto, no?! Figurati due! Il viaggio sarà crescita e conoscenza, ovviamente. 

Una fiaba che rappresenta bene le paure contemporanee e l’eccessiva diffidenza e cerca di sradicarle con l’ironia. “Sono ossessionato dall’ironia, mi pare scarseggi, ne vedo sempre meno” ha detto Antonio Albanese durante la conferenza stampa.

Il viaggio, in un continuo gioco di contrapposizione e condivisione, insegnerà che ormai siamo tutti parte della stessa realtà.

“C’è solo un piccolissimo consiglio nel film: aiutarli a casa loro solo nel senso di andare là per valorizzare le loro terre e tentare di ricavarne più reddito per la popolazione locale”. Dirà Antonio Albanese.

In questo film viene affrontata l’immigrazione senza la solita spaventosa durezza né rappresentazioni cupe o drammatiche ma da un punto di vista umano. L’intento era ridare normalità e umanità a tutti i protagonisti di questa storia: un italiano che resta pusillanime finché resta trincerato nel suo fastidio per il cambiamento, due senegalesi che hanno sogni e speranze che ci accomunano.

Mario, l’omino protagonista, diventerà un eroe uscendo finalmente da Milano, dai suoi confini grazie ai suoi due nuovi amici. Che amicizia, per favore, è parola importante… amigo!

 

Antonio Albanese
immigrazione
viaggio

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